GLI ARTICOLI

Sono 651 tra articoli e inchieste pubblicate dal giugno del 1979 al 22 settembre del 1985 e sono interamente raccolti nel volume Le parole di una vita. E in parte, 70 articoli, in Fatti di camorra.

Un patrimonio storico inestimabile per la conoscenza dei bisogni dei cittadini, dei conflitti sociali e della evoluzione della camorra napoletana, che da organizzazione criminale dedita al contrabbando si costituisce, in quegli anni, per la prima volta, camorra imprenditrice. Giancarlo Siani ha scritto tantissimo sui temi più scottanti degli anni Ottanta, senza risparmiare nessuna verità. Ha parlato di lavoro, di giovani, di diritti negati, di malaffare, di corruzione, di morti bianche, di cultura, di movimenti per la pace. Eppure di lui si parla solo come vittima innocente della criminalità, poco si racconta della sua militanza nell’informazione da giornalista precario.

Il lavoro

Sin dagli inizi della sua attività giornalistica, Giancarlo Siani ha dedicato la sua attenzione al mondo dei lavoratori. Le parole più ricorrenti nei suoi articoli sono Lavoro (1.336 volte), lavoratori (728 volte), fabbrica (554 volte), disoccupati (292 volte), sindacato (506 volte), Cisl (352 volte), Cgil (290 volte), Uil (394 volte), lotta (364 volte), edilizia (178 volte). Giancarlo Siani racconta, in gran parte dei suoi articoli (circa 220 su 651), i conflitti sociali del Novecento, mettendosi sempre dalla parte delle classi lavoratrici, portatrici di interessi universali e di emancipazione, assetate di giustizia sociale. Anche il Mezzogiorno e i suoi storici problemi sono al centro di tante sue inchieste giornalistiche, sempre concluse con reali e concrete soluzioni delle forze sociali in campo.

«Il lavoro nel Sud», gennaio 1982

Sciopero
È ANCORA MEZZOGIORNO.

Il movimento dei lavoratori mobilitato ancora una volta per il Sud. Preparata da Cgil-Cisl-Uil una piattaforma sindacale nazionale che mira alla trasformazione, allo sviluppo, al lavoro nel Mezzogiorno per battere l’inflazione e la recessione nel Paese. I lavoratori di nuovo in piazza per il Mezzogiorno. Il movimento sindacale si batte per una rinnovata unità tra Nord e Sud: ecco le ragioni dello sciopero del 14 gennaio. Nel Mezzogiorno, l’industria di base è in crisi e lo sviluppo, basato sul «sommerso» e sul lavoro minorile, è improponibile e senza prospettive. L’agricoltura vede una riduzione dell’occupazione, dei finanziamenti, dei redditi e difficoltà di sbocchi ai suoi prodotti. Negli ultimi anni, gli investimenti sono diminuiti ovunque nel Mezzogiorno e la spesa e il livello dei servizi sociali si sono ridotti. Vi sono, qui, due milioni tra disoccupati e sottoccupati, in prevalenza giovani diplomati e donne. Nel Nord, imponenti processi di crisi e di ristrutturazione sono in atto nell’apparato industriale. Il ricorso alla cassa integrazione è colossale. Anche l’industria piccola e media mostra difficoltà […]

Il patto con i lettori

Giancarlo Siani agisce come giornalista e giovane intellettuale dentro una chiara visione del mondo, quella del progresso, contro le disuguaglianze sociali, la corruzione e il dominio delle organizzazioni criminali. È stato ucciso dalla camorra proprio per il suo impegno civile a raccontare sempre la verità ai suoi lettori, che rappresentavano l’unico orizzonte di confronto, di fedeltà e di onestà intellettuale.

«Il lavoro nel Sud», luglio 1979

DA GRANDE VOGLIO FARE IL GIORNALISTA…

[…] E in Italia? Be’, oltre le leggi dell’Ordine dei Giornalisti che prevedono un periodo di praticantato ed un esame di idoneità non sembra esserci una risposta esauriente alla domanda di tanti giovani che vorrebbero intraprendere la professione giornalistica. Non esiste alcun iter preciso da seguire, se non quello di tentare la strada delle «amicizie» che permette così di poter cominciare a fare esperienza presso riviste o quotidiani, oppure tentare attraverso i corridoi, affollatissimi, dei partiti politici. Ma il problema dell’accesso alla professione giornalistica è sicuramente un punto da chiarire, perché da ciò derivano le storture di una informazione manipolata. […] realizzare una scuola di giornalismo in Campania sostenuta dall’Ente Regione, alla quale si potrebbe accedere con borse di studio.

Giancarlo racconta la città

Giancarlo Siani racconta la città moderna e la sua complessità. E lo fa a partire da una posizione di parte, dando voce a coloro che, con fatica, la abitano e, molto spesso, vi sopravvivono. Questo è il motivo principale della sua attenzione giornalistica, coltivata nella consapevolezza di lavorare per un bene superiore, la democrazia. Ma anche per un grande sogno: cambiare in meglio le nostre città e questo nostro mondo.

«Il lavoro nel Sud», giugno 1979

LA SCUOLA, ANGELA DE CIMMA – PASQUALE LUBRANO: SIGNURÌ, SIGNURÌ… – TRA GLI SCOLARI DELLA NAPOLI CHE NON CONTA

[…] Stare insieme agli scolari della Napoli che non conta, scontrarsi con una realtà difficile, diversa da quella tranquilla, carica di affetti, comprensioni che si è abituati a vivere […]. Questo è stato l’atteggiamento di Angela De Cimma in questa esperienza di insegnamento nella quale si è «tuffata» con tutta la sua carica di amore, di volontà e di precisa convinzione nei valori umani fondamentali. «In questi pochissimi anni che ho vissuto nella scuola ho incontrato una società nera di fumo e sporca di ingiustizie». Scrive la giovane insegnante che fin dai primissimi giorni avvertì il disagio dei suoi ragazzi, quasi sempre ripetenti e analfabeti, conobbe l’emarginazione della famiglia, la miseria di bambini che venivano a scuola per la fame, o distratti e stranamente svagati perché avevano fatto una colazione a base di un pezzo di pane e di un bicchiere di vino.

«Il Mattino», 3 settembre 1984

IN VIA CASTELLO SFIDANDO LA PAURA

Ore 11.45: davanti al circolo dei pescatori soltanto un gruppo di ragazzi «Finita la scuola ce ne andremo via, vivere qui è diventato impossibile»: un gruppo di ragazzi è tornato nella chiesa di San Francesco di Paola, a pochi passi dal luogo della strage. Una chiesa deserta. C’erano solo loro. Anche domenica scorsa erano lì: hanno vissuto quei terribili minuti di fuoco e di terrore. «I nostri genitori volevano farci stare in casa – dice Lorenzo, 15 anni, quarto anno all’istituto tecnico “Marconi” – c’è tanta paura in giro ma per noi è una domenica come le altre, con tanta voglia di lasciare questa città che non offre possibilità di lavoro, momenti di aggregazione». La strada è deserta: solo quel gruppo di ragazzi: ad una settimana dalla strage cercano ancora di spiegarsi cosa accade intorno a loro, nel loro quartiere, cosa li aspetta. […] Andare via significa lasciare il terreno libero alla camorra – ribatte Nicola – restare e lottare è invece l’unica forma di contestazione». È l’unico che ha ancora forza di reazione.