Il viaggio legale
di Loretta Viani
Nella vita ci sono persone che pur non avendole conosciute ne fanno parte, non capisco mai il perché e forse non me lo chiedo, perché ci sono e basta e con le loro azioni ci sono da esempio e ci consigliano come dobbiamo comportarci.
Giancarlo Siani per me è una di queste persone. Ho saputo chi era solo quando è stato ammazzato (anche se per me lui … non è morto) durante un compito estivo che non mi piaceva affatto e che facevo contro voglia: la prof. di italiano mi aveva detto che se non volevo portare il riassunto del libro che ci aveva assegnato come “lettura estiva” avrei dovuto ascoltare il telegiornale per sette giorni e raccontare le notizie cercando di riassumerle ed entrare “solo nel cuore della notizia”.
Così, mentre cerco di prendere appunti per raccontare poi le notizie, arriva al TG2 ore 13.00 24/9/1985:
uccisione di Giancarlo Siani 26 anni
ucciso con 5 colpi (alla schiena) nella sua Mehari citroen,
aveva lavorato come giornalista “abusivo”.
Queste parole insieme nello stesso servizio mi hanno colpito profondamente e da lì ho iniziato a cercare informazioni o come si dice ora a seguire Giancarlo.
Il viaggio legale con la sua Mehari prima e l’incontro con la sua macchina da scrivere al teatro Piccolo di Milano poi hanno fatto crescere in me la convinzione che ci sono persone che diventano esempi da seguire ed il pensiero sempre più insistente che l’Olivetti fosse per Giancarlo Siani il motivo di vita e di ricerca della verità.
Da questo pensiero e nata l’idea di far incontrare Giancarlo alle ragazze ed ai ragazzi delle scuole superiori che partecipano a Binario Uno non solo attraverso la Mehari simbolo di libertà ma anche attraverso la sua Olivetti simbolo di una epoca di modernità e di cambiamento, l’idea di farla viaggiare poi come “giornalista” e proprio perché Giancarlo è vivo e viaggia con noi e deve essere chiaro a tutte e tutti che Giancarlo e il suo concetto di verità e antimafia non si fermeranno mai!
L’emozione più intensa è vedere le ragazze ed i ragazzi che chiedono il permesso di toccarla e pensano che sia l’espressione giusta di un’energia e forza per affrontare e intraprendere il più bel mestiere del mondo: il giornalista dalla schiena dritta!
