INCONTRIAMOCI, PARLIAMO,
SOLO COSÌ SI TROVANO LE SOLUZIONI

di Antonella Palmieri
Ora che la tua storia appartiene a tanti, che il tuo nome è entrato nelle scuole, negli auditorium, nelle sale istituzionali e con esso la tua immagine e il tuo viso più stretto, tengo per me il ricordo intimo dell’amico e più preziosa mi sembra quella leggerezza che non dipendeva dall’età ma da un modo armonioso di stare al mondo che ti apparteneva. Il lavoro, l’andare in giro a riscontrare le notizie, stare tra la gente, incontrarla e ascoltarla era la tua vita. Ma poi c’erano gli amici, gli amori, i concerti, le vacanze, le partite l’allegria.
Quando ho visto Fortapàsc ho pensato a Ginostra: quanti eravamo e come eravamo! Noi non avevamo macigni sul cuore. Perciò non ci credesti; per questo qualche giorno prima che accadesse mi confidasti con il sorriso sulle labbra che qualcuno ti aveva riferito di una minaccia. Ti sembrava impossibile. Eppure sapevi bene di che cosa scrivevi. Ma il male tu lo tenevi lontano. Volutamente e sempre. Qualunque cosa accadesse la tua risposta era sempre: “Incontriamoci, parliamo, solo così si trovano le soluzioni. Vedrai che capiamo di più. Se restiamo a casa non succede niente”.

Colpendoti non hanno ucciso solo un giornalista, hanno ucciso una persona che credeva nella dignità e nel rispetto di ciascuno, che credeva nell’ altro e si sforzava di capirne le ragioni. E io voglio ricordarti così: mentre mi saluti sorridente al semaforo e mi dici: “Non deve mai più succedere che passi tanto tempo senza vederci”. No, non deve più succedere.